L'Italia è in ritardo con la tecnologia e anche con gli e-commerce

A riferire questa notizia è il sito di WebNews ma molti dei nostri lettori potrebbero rispondere: “E’ risaputo, avete fatto la scoperta dell’acqua calda?”

In verità il problema è molto più esteso e tale affermazione non è ingiustificata.

La cultura digitale e tecnologica in Italia non è solo problematica ma crea anche  grosse difficoltà nel commercio elettronico perché non c’è nessuna forma d’incoraggiamento da parte del governo d’innovarsi in tal senso. In un trafiletto sul sito di WebNews c’è questa affermazione:

Il mondo e-commerce italiano è tarpato da una carente cultura digitale tanto nella vendita quanto negli acquisti: una opportunità gettata al vento.

Ed è un affermazione validissima. Basti pensare che nella giornata di ieri (nel pomeriggio del 17 Maggio 2012) abbiamo ricevuto diverse telefonate da un unico cliente della provincia di Mantova che aveva un gran bisogno di acquistare materiale informatico ma il problema maggiore è che tale cliente non era per nulla guidato o consigliato nella maniera dovuta (per sua stessa ammissione).

La causa maggiore è appunto la scarsa preparazione tecnologica di molti cosiddetti esperti che puntano solo al guadagno e non pensano al beneficio reale del cliente cercando di andare incontro ad ogni sua specifica richiesta o esigenza, mentre noi cerchiamo ogni giorno di distinguerci dalla massa e non è certo una battaglia facile, ma comunque non impossibile.

Quindi la colpa non è solo della crisi, anzi, proprio perché c’è crisi non è buon motivo per distinguersi facendo risparmiare il cliente dimostrando di essere dalla sua parte? Il cliente ha pieno diritto di essere rassicurato non solo dalle parole, ma dai fatti!

Se si dimostra al cliente con chiare prove che gli si da una possibilità di scelta nelle sue richieste, permettendogli anche di risparmiare per davvero ma senza tralasciare la qualità, non si crea tra fornitore e cliente un solido rapporto di fiducia?

Attenzione, però! Il risparmio non è fare a gara a chi si svende o chi fa il minor prezzo possibile, il risparmio è invece dare il miglior prodotto al miglior prezzo e col miglio servizio.

Se si tende sempre a risparmiare a cagione della qualità poi dopo si “spende” il doppio se non il triplo nell’arco di breve tempo! Quindi “spendere” vuol dire buttare via i soldi, “investire” significa invece fare acquisti intelligenti e con lungimiranza, acquisti e investimenti tecnologici che durano nel tempo!

Così come certe attività aziendali che non investono nel commercio elettronico (e-commerce), pensando di risparmiare erronamente ma si dimostra essere un chiodo fisso. Nulla di più.

Si buttano via un sacco di occasioni sottovalutando il potenziale di internet e della tecnologia definendolo ancora un gioco quando invece è tutt’altro che tale.

WebNews inoltre afferma:

Chi vende

Alessandro Perego, responsabile scientifico per l’Osservatorio B2C Netcomm-Politecnico di Milano, spiega che «Secondo le stime, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 Miliardi di euro. L’export, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro». Ciò nonostante l’import è troppo alto (2,8 miliardi di euro) rispetto all’export, risultando parte di una bilancia commerciale penalizzante che vede nella community dei non-acquirenti italiani il problema di fondo su cui occorre rapidamente intervenire:

Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno.

La carente alfabetizzazione digitale impone gravi ostacoli alla realtà nostrana, il che ha imposto specifica attenzione da parte della Cabina di Regia per l’Agenda Digitale. Quattro gli obiettivi posti entro il 2015 (di per sé ambiziosi, ma fondamentali componenti per il rilancio del sistema economico nazionale):

  • acquisti online per il 50% della popolazione – media attuale europea 56%; media attuale italiana 49%;
  • acquisti online all’estero per il 20%;
  • vendite/acquisti online per il 33% delle PMI – media attuale europea vendite 12% e acquisti 19%; media attuale italiana vendite 4% e acquisti 11%.

Netcomm (Consorzio del Commercio Elettronico Italiano) parte dalla realtà delineata dalla ricerca per trarre le proprie conseguenze e partorire un documento programmatico fatto di proposte concrete utili a sbloccare la situazione. Le parole sono di Roberto Liscia, presidente del consorzio:

La strategia di Netcomm si baserà quindi su 5 pilastri fondamentali, ovvero sviluppo dell’offerta, incentivi alla domanda e all’export, semplificazione delle regole, sviluppo di sistemi di pagamento-logistica, codici-condotta-certificazione. Tra le proposte per le imprese chiederemo la detassazione parziale dei ricavi delle PMI da eCommerce internazionale B2C e la concentrazione dei fondi europei su priorità coerenti con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per le famiglie, IVA ridotta al 10% per eCommerce di prodotti B2C, sviluppo di sistemi di pagamento elettronici di home banking basati su SEPA come MyBank e certificazioni di qualità. Inoltre la creazione di distretti virtuali digitali e consorzi di imprese attraverso opportuni strumenti finanziari, sviluppo di piattaforme WIKI delle imprese del Made in Italy per consentire alle piccole aziende italiane di consorziarsi e la creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale.

Perché l’Europa e il mercato unico digitale, con 500 milioni di consumatori, è un’opportunità di rilancio del nostro Paese che non possiamo lasciarci sfuggire.

Chi compra

La situazione italiana è evidentemente bloccata da una componente culturale che in questa fase genera un paradosso: pochi acquistano online, ma la soddisfazione per le operazioni compiute è molto alta. Ed anche quando l’acquisto non viene conseguito, la Rete è comunque ormai un riferimento irrinunciabile per la ricerca di informazioni circa prodotti o servizi a cui si intende accedere: «solo l’8% non si informa online prima di procedere a un acquisto: il 69% visita il sito ufficiale del produttore, il 59% legge recensioni su portali/siti internet, il 34% si affida a forum/blog».

Per questo noi facciamo sforzi speciali anche col nostro blog aziendale per combattere l’ignoranza e promuovere tecnologia e servizi che ancora le persone non conoscono o sono male informate.
Noi però confidiamo negli sforzi di ogni singolo individuo nel combattere questa ignoranza e disinformazione ma noi desideriamo invece aiutare i nostri clienti aiutandoli in tutte le maniere possibili: con informazioni, paragoni, spiegazioni esaurienti e prove valide.
Per leggere l’articolo originale su WebNews cliccare qui.

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