“L’Italia non vuole capire un accidente”. Lettera aperta di un informatico Freelance indignato

Il titolo di questo nuovo articolo, o lettera aperta, può sembrarvi banale ma posso assicurarvi che non lo è affatto.

Si tratta di realtà evidenti in base all’esperienza di noi professionisti del settore informatico e tecnologico ma, triste a dirsi, molti connazionali non vogliono prenderne atto e agire di conseguenza.

Sono realtà che noi professionisti affrontiamo ogni giorno non solo dal lato lavorativo e professionale ma anche sul fronte etico e morale, di conseguenza questa lettera aperta toccherà diversi punti che vorrei trattare con voi e incitarvi a riflettere sopra sulla situazione attuale, oltre a toccare qualche punto più personale e sicuramente non mi risparmierò con parole e termini abbastanza duri, sebbene non volgari.

Chiaramente i lettori con un pensiero polemico e disfattista sono severamente banditi, specialmente nei commenti che verranno rilasciati.

Sebbene questo è un blog aziendale e non è una testata giornalistica ci si avvale comunque dell’articolo 21 della costituzione italiana sulla libertà di stampa e di conseguenza sulla libertà di pensiero riportando e documentando con prove evidenti e fatti reali. Qualsiasi contestazione pertanto perde di significato.

Cominciamo dalla realtà locale siciliana

Posso senz’altro affermare di conoscere bene l’Italia da nord a sud, visto che sono nato e cresciuto a Milano ma con genitori pugliesi che in ogni caso si frequentava sempre il meridione, tuttavia da 11 anni vivo nella meravigliosa Sicilia per libera scelta e posso affermare con assoluta certezza che se è stata classificata come la terza isola più bella al mondo un motivo ci sarà e di sicuro ben giustificato.

Vivo in un piccolo paesello di montagna della provincia di Siracusa, Buccheri infatti è un piccolo comune situato a 816 mt sul livello del mare, da considerare una vera e propria perla sui Monti Iblei e perfino l’olio extravergine di oliva buccherese è stato dichiarato nel 2015 come il migliore al mondo, di conseguenza sono cose da non sottovalutare in un piccolo paesello che vuole affermarsi nel mondo con i propri prodotti e quindi frutto di duro lavoro e costante dedizione.

Di recente sto partecipando anche ai gruppi Facebook denominati “Sei di Buccheri se…” e il gruppo “Per tutti quelli che amano Buccheri“, i gruppi ovviamente riguardano i residenti ma anche tutti i buccheresi sparsi in tutto il mondo che per chiare esigenze lavorative, potete ben immaginarvi, hanno dovuto lasciare il bel paesello (e quindi casa propria) per avere una prospettiva migliore di vita.

In questi gruppi ho riportato una notizia che ho scritto su BlastingNews riguardo l’ultimo rilascio di Telegram, la messaggistica sicura e gratuita, proponendo di conseguenza l’uso e dimostrando di chattare con i nostri contatti ma anche di creare gruppi/super-gruppi (fino a 5000 utenti) e canali che permettono di conseguenza come al comune locale in questione di tenere aggiornati costantemente non solo i cittadini ma tutti coloro che desiderano essere informati (eventuali turisti compresi) su qualunque manifestazione o iniziative locali.

Nonostante la mia proposta, tuttavia, non c’è stata una reale dimostrazione di pubblico interesse (come volevasi dimostrare, molti sono ancora fissati con Whatsapp, più limitato e poco sicuro) ed è per questo motivo che ho preso l’iniziativa di fare una cosa semplicissima e alla portata di tutti, ovvero di creare il gruppo di chat “Buccheresi su Telegram – Group” (il cui gruppo di chat su Telegram è riconoscibile dal logo sopra che ho creato appositamente) e nel giro di un paio d’ore dalla creazione del gruppo stesso una decina di buccheresi hanno subito aderito partecipandovi.

Se il gruppo di chat ha un buon riscontro si prevede anche la creazione di un canale pubblico al quale tutti coloro che vogliono seguire gli aggiornamenti potranno accedervi dal loro dispositivo mobile o computer.

Anche il sito web del comune di Buccheri tristemente non è noto per innovazione e informazioni in tempo reale (in quanto esso non è di qualità professionale) in quanto potrete vedere con i vostri stessi occhi che non risulta a norma con gli attuali standard e informazioni in tempo reale, quindi oltre alla grafica troppo confusa e sovraccarica di testi e contenuti spartani nella sola home page rendono quest’ultima di difficile lettura perfino da dispositivo mobile. Se parlate di questo argomenti con chi di dovere sentirete le solite scusanti inconcludenti oppure la solita frase di giustifica che non ci sono mai soldi per nulla.

Invece vengono bruciate somme ingenti di denaro per il software proprietario (e dei costanti problemi che esso crea) e per assistenze poco efficaci e comunque non conformi all’articolo 68 CAD.

Alcune prove? Ecco alcuni dati prelevati dal sito SoldiPubblici.Gov.it che permette di visualizzare facilmente le spese della pubblica amministrazione locale.

Secondo i dati riportati sopra nello screenshot le spese nel settore informatico nel 2015-2016 sono state sommate per un totale di oltre 75mila euro, senza contare che le spese di formazione del personale sono state di € 406,20… e si vede, credetemi. E senza nemmeno aggiungere la somma di € 62.174,58 (a loro dire per “incarichi professionali esterni”) che avrebbe fatto schizzare queste spese oltre i 111mila euro in soli 2 anni.

Un totale spreco di denaro per un paesello di soli 2mila abitanti, non trovate? E che applicando l’articolo 68 avrebbe permesso alla pubblica amministrazione locale di avere più denaro in cassa e investire qualche soldo in più nella formazione del loro personale totalmente impreparato per i tempi attuali e per testimonianza diretta ho potuto constatare che alcuni di loro hanno pure difficoltà ad usare una semplice fotocopiatrice che è pure stampante condivisa sperando di risolvere spegnendo e riaccendendo la medesima.

Infatti in due articoli che scrissi nel 2013 (guidata dal precedente sindaco) e nel 2014 (con il nuovo sindaco) scrissi in merito al rifiuto della pubblica amministrazione locale buccherese di conformarsi all’Articolo 68 del codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005 aggiornato al Decreto Legislativo n. 179/2016) che prevede l’uso obbligatorio di Software Libero e/o di software Open Source ne sono un esempio.

Adottare il software Open Source e/o il Software Libero con costi di licenze pari allo zero e con interventi di manutenzione sporadici avrebbe permesso di tagliare i costi ma aumentando l’efficienza, a maggior ragione che tali software e i sistemi basati su Linux funzionano anche su computer più datati.

Senza contare che il comune stesso non incentiva l’innovazione ma si sofferma alle sole manifestazioni culturali che però non sprona la tecnologia e i mezzi informatici che potrebbero facilitare la gestione del comune stesso e spronando le poche attività locali a fare di conseguenza, ci si accontenta di pubblicare qualcosa su gruppi e pagine Facebook senza però beneficiare di ulteriori operazioni di diffusione.

Dai numeri indicati sopra viene di conseguenza dimostrato che non è affatto vero che non ci sono soldi, essi vengono impiegati in maniera sbagliata da un’amministrazione locale disinformata e mancando di volontà nell’agire, oltre a continuare a non volersi conformare alle normative vigenti che avrebbe portato benefici generali.

Di recente anche il comune di Roma è passato al Software Libero (oltre al comune di Torino), conformandosi di conseguenza alle normative vigenti prima citate, quindi è la dimostrazione che l’innovazione tecnologia in Italia è possibile. Basta solo volerlo e senza avvalersi dei soliti raccomandati che tendono a disinformare e a preferire software Microsoft perché sanno a priori che c’è da guadagnarci a palate con i problemi che esso crea ai loro utenti (o “utonti” in questo caso).

Perfino la connessione Wi-Fi di pubblico accesso a Buccheri (che solo negli ultimi tempi è stato installato) deficita, visto che come provider ci si appoggia a Vodafone, con una connessione estremamente lenta ma da Giugno 2016 i comuni di Buccheri e Buscemi chiedono (finalmente) l’attivazione della connessione a fibra ottica.

Quando questo avverrà non si può mai sapere, si spera sempre… e si campa di speranze, spesso disattese e proliferando così le solite scusanti alla siciliana… “eh, ma tanto è così”… “la colpa è dello stato, della regione, di Pinco Pallino, ecc. ecc. ecc.”

Quando si fa un compromesso su tutto e con scusanti continue la situazione peggiora e per colpa di ognuno che fa la sua parte con una mentalità mediocre, pigra e di conseguenza ignorante.

Mi ha colpito il titolo di un articolo e che vi incoraggio a leggere: «Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza…»

Come si comporta il resto dell’Italia

Il resto dell’Italia non è da meno, vista anche la mia precedente permanenza in Emilia Romagna dopo il mio viaggio a Tenerife.

Gli imprenditori romagnoli si sono rivelati i peggiori nell’innovarsi, basti solamente pensare che molte delle loro aziende sono totalmente prive di assistenza informatica e il loro personale non viene mai formato e il singolo risponde con queste parole: “Non voglio spendere”.

Qualsiasi titolare o professionista che si rispetti parla di “investire”, non di “spendere”, questo rivela la loro mediocrità e il loro modo di pensare limitato. Consegnando ad uno di questi imprenditori il mio biglietto da visita mi sono sentito rivolgere la richiesta di mandare via e-mail ulteriori dettagli sulla mia attività, questo perché costui non aveva voglia di andare a visitare il link presente sul biglietto che conduce al blog aziendale e che avrebbe trovato tutto ciò che serviva. Pigrizia ed ignoranza estremi.

Nemmeno i cosidetti “datorini di lavoro” sono qualificati a loro volta per assumere personale, non sanno nemmeno loro quello che vogliono e rispondono alla fine con la solita pessima scusante da due soldi: “Le faremo sapere”…. balle! Non faranno sapere un bel niente, è solo un modo di liquidare la persona come se dicesse: “Ok, ora mi ha scocciato, puoi anche andartene”.

Di conseguenza la causa della crisi attuale non è soltanto dalla parte politica ma da una colossale ignoranza da parte degli italiani stessi nel ragionare in questi modi ma malgrado tutto questo il nord considera più ignorante e meno innovativo il sud Italia. In altre parole scaricano le loro colpe o le loro mancanze su altri mancando di conseguenza di umiltà.

Il popolo italiano è ignorante di suo e le statistiche lo provano. In un articolo dell’Huffington Post viene rivelato che gli italiani hanno una concezione della realtà completamente distorta e il popolo italiano è tristemente al primo posto al mondo. Senza contare che nella grammatica l’italiano medio detiene un triste primato anche in questo, in primis maestri e professori scolastici spesso impreparati o abituati ancora ad un vecchio modo d’insegnare senza l’ausilio dei mezzi tecnologici.

Il grafico sopra parla chiaro e al secondo posto, pensate, ci sono gli Stati Uniti! Tuttavia l’America, a differenza dell’Italia, è ben consapevole che l’innovazione tecnologica è necessaria e di conseguenza provvede a riguardo… ma l’Italia no!

L’italiano medio è inoltre propenso a credere che il peggio sia fuori dall’Italia ma in verità è proprio l’esatto contrario! Peggio ancora quando i soliti ignoranti affermano che “tutto il mondo è paese”… beh, non è assolutamente vero e ne abbiamo ogni giorno la costante dimostrazione, come di recente si è parlato molto della nazione del Costa Rica (dichiaratosi neutrale come la Svizzera) che è il paese più pacifico al mondo e anche ben istruito, ricava inoltre il 100% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e senza attingere da nazioni esterne o fonti inquinanti.

Oppure prendiamo il Giappone che da sempre convive con i terremoti e i giapponesi si sono evoluti di conseguenza nel campo dell’edilizia creando edifici che resistono alle sollecitazioni telluriche, oppure la Cina e le sue fabbriche che sfornano i dispositivi elettronici e tecnologici che ben conosciamo ma l’italiano medio è pronto a screditare tutto ciò che viene dalla nazione cinese sebbene Apple si serve di aziende come Foxconn e Pegatron (con sedi appunto in Cina e Taiwan) per produrre gli iPhone e iPad. Quindi l’italiano ignorante scredita i prodotti cinesi ma in ogni caso li usa.

Anche all’estero non ci vedono di buon occhio, come nel caso di molti parassiti che vanno a vivere a Tenerife approfittandosi dei loro connazionali che scappano da una situazione critica derubandoli letteralmente. Frequentando il gruppo Facebook chiamato “Italiani a Tenerife” potete di sicuro farvi un’idea, per tacere del consolato italiano alle Canarie che non funziona e con una petizione si cerca di sostituire il console (appunto “italiano”) ignorante e nullafacente.

Stessa cosa degli italiani che scappando all’estero sperano di trovare l’El Dorado ma tristemente senza avere un mestiere in mano e senza nemmeno conoscere la lingua inglese, costoro di conseguenza tornano qualche tempo dopo in Italia dichiarandosi delusi e parlando male del luogo dove sono andati a “tentar fortuna”. Tuttavia è ampiamente risaputo che la fortuna non esiste e non c’entra un bel niente, la colpa è solo dell’individuo in questione che parte all’avventura totalmente impreparato e carico solo di illusioni e di tanta ignoranza.

Alcuni pensano di cavarsela con un semplice diploma o con la laurea appena conseguita e che il cosiddetto “pezzo di carta” apra loro le porte di una promettente carriera lavorativa, ma non in Italia. Non così.

Il lavoro dei creativi: grafici, web developer e creatori di contenuti

Altri colleghi che operano nel settore creativo come i grafici pubblicitari e nel settore web design non riescono a trovare riscontro con un pubblico simile, infatti diversi grafici freelance alle prime armi commettono gli sbagli madornali di non fare regolari preventivi o contratti scritti, frequentando il gruppo “GraficamenteParlando” avrete modo di vedere post assurdi che sembrano delle barzellette… il guaio è che non fanno nemmeno ridere.

Stessa cosa noi tecnici informatici che riscontriamo troppe problematiche con clienti che non solo non comprendono il nostro lavoro ma vengono con richieste assurde e con la pretesa di favori formulando la classica domanda idiota all’italiana: “Tanto per te che ci vuole?”…. e qui è doveroso rispondere in questo modo: “Hai ragione, fattelo da solo”. E pensano di pagarti con la solita scusante della “visibilità” o ti promettono che ti porteranno altri clienti… non cascateci.

Oppure come i soliti che chiedono siti web, siti e-commerce, blog aziendali, ecc., che riempiono di chiacchere e di sogni ma di pagare non ne hanno l’intenzione o pensano di spendere al massimo 100 euro. I soliti ignoranti e sognatori non hanno ancora compreso che un sito web comporta un investimento che parte da alcune migliaia a diverse decine di migliaia di euro.

Sono tutti comportamenti da ignoranti e parassiti che distruggono il lavoro in Italia, un circolo vizioso che distrugge la società e che produce altri mediocri a loro volta e di cui la nostra nazione ne è ormai una famosa esportatrice.

Di conseguenza è logico che chi vuole innovare o migliorare un poco la propria vita è destinato a scappare via cercando di cambiare vita e di sicuro l’Italia dovrebbe risarcire come minimo per danni morali a tutti gli italiani che si ritrovano ad abbandonare la loro terra natìa. E ricordate…

Il sapere è potere e rende più coraggiosi e consapevoli, l’ignoranza distrugge tutto e rende codardi e manipolabili. (cit)

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